PIANGIAMO LA SCOMPARSA DELLE ARTI MARZIALI

M° Graziano Lecci

KUDO DAIDO JUKU – POST DEL M° GRAZIANO LECCI

PRESIDENTE KUDO ITALIA

Tranquilli, non è morto nessuno… sono morti solo … I VALORI.

Naturalmente generalizzare non è mai una buona regola , per questo prima di scrivere questo post ho trascorso quarantacinque anni ad osservare, dal mio punto di vista ovviamente, l’evoluzione (scusate se mi è sfuggito un sorriso) delle arti marziali. Quanto sto per dire non riguarda il 5% degli artisti marziali in circolazione che pratica la propria disciplina attraverso i principi dai quali essa stessa era nata,  ma il restante 95%, per  i quali non c’è più niente da fare.

Da ragazzo ero stato colpito dall’ aura di forza che nell’ immaginario collettivo ammantava coloro che praticavano queste discipline esoteriche e misteriose.  Entrando poi nelle palestre negli anni ‘70 (io ho iniziato a praticare nel ‘72), mi accorsi che….ERA TUTTO VERO.

Davvero quelle persone emettevano segnali di una potenza infinita, non erano nascosti dietro il Ki, l’energia interiore, il colpo fatale del Drago,  erano semplicemente pugni (in realtà Tsuki densi di tecnica d’impatto, non di skin-touch) che avrebbero sbriciolato quello che toccavano, dai nasi alle costole. Da quelle persone sono rimasto affascinato, qualcuna oggi non c’è più, ma le ricordo una ad una. Mi sono goduto un decennio di quel modo di PENSARE all’ arte marziale, finché ad un certo punto ho iniziato ad assistere alla grande “evoluzione” (abbiate pazienza, mi è rispuntato un sorriso ) per cui ho iniziato a sentire gente che sosteneva che il gyakutsuki si misurava in millisecondi, che il corpo doveva essere un elastico ed altre perle similari. E qualcun’altro mi diceva che chi parlava era il “genio” del karate, altro che il Maestro Yutaha Toyama (UNA LEGGENDA DEL KARATE!!!).

Pertanto nel 1983 sono andato a vedere gli esami di 1° Dan in Fikda (o Fulda o Filda, da quel momento ho avuto problemi con le sigle) convinto di sentire quella “gradevole” puzza di morte che DEVE accompagnare un Karateka. Immaginate invece la mia sorpresa nel trovare un piacevole odore di gelsomino, con tanti bei ragazzi e ragazze che saltellavano allegramente avanti e indietro per i tatami…una festa.

Nei  trent’anni successivi  l’evoluzione è continuata fino ai giorni d’oggi in cui il Maestro è diventato un bravissimo cronometrista e l’allenamento si misura con circuiti, funzionale e cronometri,  o un  attento valutatore di shuto uke per ottenere il miglior punteggio.

Tutto ciò è bellissimo, peccato che releghi  l’arte marziale nell’ambito degli sport, i quali essendo tali, hanno tutta la dignità e bellezza che compete loro ma che sono altro dall’arte marziale.

MORTE DI UN VALORE.

VIVA IL KUDO

Maestro Graziano Lecci – Presidente KIB

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